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L’AQUILA E IL CIGNO. Il mito della notte nell’arte contemporanea
M. De Francisco “Senza Titolo” 2007
La notte nelle sue molteplici letture è il tema della mostra “L’Aquila e il Cigno” curata da Dores Sacquegna e inaugurata lo scorso 3 novembre nella galleria leccese Primo Piano Livingallery. Coerentemente con la linea espositiva della Living, che si è ormai costituita come il principale spazio d’arte contemporanea della città e del Salento, la collettiva vede una equilibrata partecipazione di artisti pugliesi (Albamut; Nadia Cera, Giulio De Mitri, Angioletta De Nitto, Magda Milano, Alfredo Quaranta), italiani (Oskar Barrile, Angelo De Francisco, Silvia De Gennaro, Michele Drascek, Fosca), e stranieri (Agron Bytyq, Nina Gabriel, Stefan Havadi – Nagy, Anja Kranjc, Tanja Milharčič, Ben Mitchell, Eric Pelka). Il punto di partenza è il mito greco legato all’origine delle costellazioni dell’aquila e del cigno, pretesto per accomunare differenti ricerche personali che indagano a diversa profondità il rapporto con la notte, l’universo, l’infinito e l’esistenza umana.
A.Quaranta “Totem” 2007
Una pausata metamorfosi, come una danza ancestrale. La transizione da una condizione ad un’altra è il tema affrontato da Angelo De Francisco nelle due fotografie digitali in mostra. Sapienti giochi di sovrapposizione, fermano un momento di passaggio, lo dilatano, lo diluiscono rendendolo sospeso e indefinibile ma vibrante nelle possibilità che nasconde. Angioletta De Nitto, con Il mito della notte (olio su tela) accosta con estremo rigore e sintesi due elementi di pari suggestione: gli abissi marini da cui isola due fluttuanti e misteriose meduse, che private del loro habitat naturale, si muovono silenziose in un cielo stellato di swarovski. Il raffinato trittico di Michele Drascek (Hipnos, personifications of sleep, tecnica mista su tela) ci riconduce al mito: in un onirico azzurro, come un ombra, Hypnos, figlio di Notte e fratello gemello di Thanatos, dona il riposo ristoratore. Anche qui l’atmosfera è quella sospesa delle zone di transizione, in cui la coscienza diventa facile preda del più recondito inconscio.
Uno scorcio della mostra con i lavori di A. Kranjc e A. Quaranta
Nel magnetico Totem (assemblaggio di 5 light box) di Alfredo Quaranta, campeggiano cinque lampi di luce provenienti da fratture irregolari che squarciano il nero come lame affilate. Il riferimento è ai tagli di Fontana, ma con un processo concettualmente inverso che dal nero, dalla notte, porta alla luce. E’ il nero, oggetto da diversi anni della ricerca artistica di Quaranta, che contiene in sé la luce, e la svela a chi in esso non guarda il buio ma riesce a vedere il Tutto che contiene. Pochi elementi estremamente simbolici, chiudono il cerchio che interroga su questioni esistenziali. Fortemente drammatico e di grandissimo impatto emotivo il gruppo scultoreo Umbrages della artista slovena Anja Kranjc. Cinque figure umane dolenti, contorte, scavate nel corpo e nell’anima si aggirano nella sala come personaggi di un Inferno dantesco. Rappresentazione di radice espressionista nella forma ma compassata e contenuta nella resa dello stato d’animo: dolore e rassegnazione, senso del tragico e dell’ ineluttabilità del destino: la notte, dallo spazio del mito si sposta a quello del reale ed assume la connotazione più inquietante ed inevitabile.
A. De Nitto “Il mito della notte” 2007
M. Drascek “Hypnos, personification of sleep” – dettaglio del trittico (pannello centale)
A. Kranjc “Umbrages” 2006 – visione totale
In copertina: A.Kranjc ”Umbrages” 2006 - dettaglio |